IL POLIPO PIPINO

pipi

 

E’ entrato in casa nostra una settimana fa, piccolo, grigio e nascosto nello zainetto dell’asilo. E’ bastata una vecchia calza, un paio di forbici, colla, palline di polistirolo, un nastrino e un paio d’occhi.

Da allora mio figlio non si separa praticamente più da lui: “E’ piccolino ed è solo, poverino. Al negozio dei genitori lui non è riuscito a trovare la sua famiglia perché non c’era più nessuno, ha bisogno di stare con noi!”

Un altro calzino, ormai fuori misura per il legittimo proprietario, funge perfettamente da cappottino: “Qui fa freddo per lui, che è abituato a stare nell’acqua calda del mare. A Pipino non piace il freddo…”

Standing ovation alla maestra.

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PRIMI BILANCI

(Immagine tratta dal sito www.94014.it)

(Immagine tratta dal sito www.94014.it)

 

Così, ridendo e scherzando, siamo praticamente alla fine della quarta settimana di scuola. In Italia hanno cominciato da un paio di giorni e noi già pensiamo alle vacanze autunnali. Inutile dire che mi sento mooolto fortunata 😉

Un mesetto scarso è sicuramente poco, pochissimo, per azzardare anche il primo provvisorio bilancio, ma al momento posso dire che:

I temuti sfaceli e sfracelli nello stato emotivo di mio figlio non si sono palesati: va e torna tranquillo e contento come una pasqua. Dice che ci sono milioni di giochi bellissimi, ogni tanto porta a casa i suoi lavori, qua e là nomina qualche bimbo (tutti rigorosamente maschi) e in una settimana scarsa ha imparato i cognomi delle maestre con tanto di prefisso “Frau.”

Avevo il forte timore che la lacuna linguistica sarebbe stata, almeno in una prima fase, sostanzialmente incolmabile. Con mia somma sorpresa ogni tanto torna a casa dicendo: “La maestra ha detto questo, la maestra ha detto quello”. “Io ho chiesto alla maestra quando andiamo bel bosco”. E ciò starebbe a significare che, se non proprio tutto, un minimo capisce.

Torna a casa spesso molto stanco, comprensibilmente, ma normalmente privo di quella eccitazione parossistica che molto frequentemente caratterizzava negli anni scorsi l’uscita da scuola. Non so bene che sostanze usino, ma credo siano roba buona, e hanno la mia totale benedizione 😉 A tratti (e solo a tratti) mi pare che in poche settimane per alcuni aspetti mio figlio sia maturato di un anno, così, di colpo.

La qualità della mia vita personale è schizzata alle stelle: tempo complessivo di spedizione e ritiro della creatura cinque minuti scarsi al giorno, contro il paio d’ore medie del passato, nei giorni in cui il Marito non poteva accompagnarlo la mattina. Mezz’ora di sonno guadagnata e spesso alle 9 io ho già sistemato casa, fatto una lavatrice e magari pure stirato.

Piccolo punto critico: la prossimità imbarazzante della scuola fa si che io non abbia necessità di sistemarmi un gran che prima di uscire. Da un certo punto di vista, la mattina soprattutto, può essere una grande comodità. Il problema è che, poi, ti trovi a parlare con la maestra in leggings, T-shirt scolorita da decenni e con in mano il bidone della raccolta differenziata. E ti devi sbattere un sacco per coltivare le tue relazioni sociali.

 

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SOLITUDINI

(Immagine tratta da sito www.miglioverde.eu)

(Immagine tratta da sito www.miglioverde.eu)

 

La Creatura sta crescendo e anche certi discorsi iniziano a farsi necessari. Tipo: i soldi svizzeri sono diversi dai soldi italiani e da quelli della maggior parte dei Paesi d’Europa. I primi si chiamano Franchi svizzeri, i secondi Euro.

Quando siamo a Zurigo dobbiamo pagare con i Franchi svizzeri, quando andiamo in Italia o in Germania, o in Grecia, o in Spagna, per esempio, dobbiamo utilizzare gli Euro.

“Ma come mai la Svizzera ha i soldi diversi da tutti gli altri?”

“Non proprio da tutti gli altri, però dalla maggior parte degli altri Stati europei sì. Da tanti anni ha la sua moneta e continua a tenerla”

“Beh, ma perché non vuole avere i soldi come quelli degli altri? Le piace stare da sola?!”

“In un certo senso, sì. La cosa è un po’ complicata da spiegare, però la Svizzera in effetti preferisce fare da sola tante cose che i Paesi vicini fanno insieme da diverso tempo”

Espressione perplessa.

“Ma non è mica bello stare da soli!”

Nessun commento di politica estera 😉

 

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E CHI L’AMMAZZA?!

Qualche giorno fa era il compleanno del Marito, che veniva rapidamente festeggiato la mattina appena sveglio, prima di andare in ufficio, con torta per la colazione e regalo da spacchettare, trattandosi di periodo lavorativo particolarmente intenso e con poco spazio per fuori programma infrasettimanali.

Nel pomeriggio, mentre io e la piccola Belva stiamo rientrando a casa, passiamo casualmente davanti alla pasticceria:

“Dobbiamo prendere la torta per papà!!!”

Prendiamo la torta per papà, rientriamo, ceniamo all’ora indicata per il seienne con impegni scolastici. A fine pasto il papà, come da copione, non è ancora rientrato.

“Adesso mangiamo la torta?!”

“No, dobbiamo aspettare che papà torni! E’ il suo compleanno, non possiamo mica mangiare la torta senza di lui!”

“E va beh, ma se lui fa tardi io voglio mangiare la torta! Ormai l’abbiamo comprata e altrimenti scade, no?!”

Anche no. E chi l’ammazza, questo ;-)?

 

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CAMBIAMENTI

(Immagine tratta dal sito www.nonsprecare.it)

(Immagine tratta dal sito www.nonsprecare.it)

 

Ci sono molte femmine nella nuova classe di mio figlio. Da quanto ho percepito stamattina chiacchierano parecchio, e ciò potrebbe essere un bene per sfondare il mutismo che sicuramente Lui adotterà, da qui ad un prossimo futuro indefinito, non appena ogni mattina varcherà la soglia del nuovo Kindergarten. Svizzero. Ove tutti parlano il dialetto zurighese di cui lui capisce forse mezza parola, stando larghi.

In questo passaggio da doppio salto mortale carpiato con avvitamento ha guadagnato un anno in più di giochi all’asilo (e d’altronde io non ce lo vedevo proprio a trascorrere infinite ore sui banchi della scuola elementare, pur avendo ufficialmente l’età per frequentare la prima classe secondo i criteri italiani), un percorso casa-scuola della durata di un minuto scarso, la possibilità di conoscere nuovi amici e imparare (forse) più rapidamente una lingua che gli potrà permettere di integrarsi meglio con l’ambiente circostante.

C’è chi dice che, in questo modo, perderà un anno di scuola in cui avrebbe potuto già iniziare a leggere, scrivere, contare. Io spero che, nel frattempo, avrà voglia di iniziare a leggere e scrivere un po’ in italiano. Ma che, nello stesso tempo, acquisisca quella maturità in più che gli potrà permettere, tra un anno, di entrare alla scuola primaria con maggiore serenità e consapevolezza, e sicurezza nella lingua per lui straniera. 

Credo poi, in fondo, che nel bilancio della vita di una persona dodici mesi in più o in meno abbiano un ruolo davvero poco significativo. Ma in questo noi genitori siamo davvero portati ad ingigantire gli eventi come se tutto fosse “ora o mai più” su creature di pochi anni di vita. Lo so, anche se molto molto spesso me lo dimentico.

Ho anche molte altre preoccupazioni relative a questa nuova avventura, addirittura credo neppure tutte a livello cosciente. Ma non ne voglio parlare oggi: gli inizi si fanno, per quanto possibile, col sorriso negli occhi e il cuore sereno.

 

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MERENDE

(Immagine tratta da www.giallozafferano.it)

(Immagine tratta da www.giallozafferano.it)

 

Ieri pioveva. Di brutto. Non una grossa novità, in effetti. Ma, ad onor del vero, nell’ultima settimana ci sono state anche giornate ragionevolmente estive, tali da poter intrattenere la Belva al di fuori delle mura domestiche. Ieri no, ma ad un certo punto, per motivi di sopravvivenza e quindi evitare di finire vicendevolmente sbranati prima di sera, decidiamo comunque di uscire ed andare a fare merenda fuori.

Il programma era una fetta di torta per uno e un té. Il programma viene rispettato, con l’aggiunta di un bicchiere di spremuta d’arancia, fino all’arrivo alla cassa. Lì la creatura nota nel bancone del self-service un piatto con due coloratissime bruschette al pomodoro, basilico (e aglio).

“Mamma!!! Io voglio queste!”

“Ma abbiamo già preso la torta e il succo d’arancia, poi è la merenda, non l’antipasto!”

“No, dai, ti pregoooo! Io mangio anche la torta, oggi ho tantissima fameee!”

Così anche le bruschette furono. Ovviamente una per uno, più fetta di torta al cioccolato, spremuta e té marocchino alla menta.

Mentre pagavo non riuscivo ad evitare di immaginare a cosa avrebbe pensato il cassiere, alla vista dell’abbinamento agghiacciante. Ma, evidentemente, io non posso ancora entrare davvero nell’ottica di queste latitudini. Pochi minuti dopo vedevo giusto una distinta signora seduta davanti al suo piattino di bruschette al pomodoro, basilico e aglio, accompagnate da una tazza di fumante cappuccino.

Sospiro di sollievo.

 

 

 

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L’ESTATE

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

L’estate è Karpathos, una pista deserta in un aeroporto in mezzo al nulla, dove mai diresti che potrebbe davvero atterrare un aereo. In effetti l’unico posto turistico del globo dove l’unico aereo presente era il nostro, appena arrivato.

L’estate è  il (per fortuna, quasi) onnipresente Meltemi che spazza via nubi e pensieri e persino gli asciugamani dalle sdraio. In loco i mini-market si sono attrezzati con appositi mollettoni mai visti prima, per ridurre lo smarrimento di oggetti personali in spiaggia.

L’estate è il mare ovunque, di una bellezza e dai colori indescrivibili, probabilmente il più bello di tutta la Grecia che ho visto. Le spiagge impervie che ti devi guadagnare, salendo o scendendo sotto il sole accecante, anelando il Frappé alla prossima taverna. Il silenzio spezzato solo dal rumore del vento.

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

L’estate è il numero infinito di gatti che popolano l’isola, più o meno liberi e felici, ma anche un po’ denutriti ogni tanto, diventati immediatamente il chiodo fisso di mio figlio. Nessun’altra attrazione, gioco, intrattenimento è riuscito a superare la “caccia al micio greco”, ovunque e comunque.

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

L’estate è la Grecia, sempre e per sempre il luogo in cui davvero mi sento a casa, senza bisogno di niente altro, e dove ogni volta spero che la vita mi conceda di ritornare.

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

Tornati a nord, l’estate è il ciclamino che fiorisce sul balcone ad agosto. E non diciamo altro, perché ciò che deve rimanere nel nostro cuore è questo:

(Foto Carlotta G.)

(Foto Carlotta G.)

 

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MOSCHE BIANCHE

Lui decisamente si nota, in mezzo a bambini abbronzati, anche a pochi mesi di vita, e mediamente sovrappeso. A bambine decenni con la pancia e l’incipiente cellulite, effetto più degli errori dell’industria alimentare che non di sana e robusta costituzione.

Lui, pallido da sembrare candeggiato, e ossuto al punto che ormai ogni giorno  mi domando dove vada quello che mangia.
Non da molto, in effetti, e certamente non in modo così continuo, ma sicuramente in questi giorni vacanzieri mangia più di quando io non riesca a fare. La pasta con le vongole, i pesci e le carni, le sue adorate insalate e l’immancabile gelato.

È partita la fissa del bigliardino, del pallone che non ha mai degnato di uno sguardo, e confermata quella delle opere di cantieri di sabbia e di raccolta sulla spiaggia di qualsiasi oggetto capace di attirare la sua attenzione, meglio se animato.
La madre matrigna è tassativa: con le conchiglie si gioca, ma poi si rimettono dove sono state raccolte, i pesci vivi si lasciano là dove stanno. Saresti contento tu se qualcuno venisse a portati via da casa tua.

Sento discorsi di chi, da ore al cellulare, parla di affittare cottage ad Antigua, in stridente contrasto con quelli che arrivano pieni di tatuaggi e borse frigo straripanti di bibite gassate, elargite con generosità a creature minuscole, mentre i genitori passano la giornata fumando sigarette con noncuranza.

Tutto in pochi metri quadrati, e io quasi sorpresa, non essendo più abituata a capire cosa dice la gente intorno a me, anche mentre penso ad altro e mi sto facendo i fatti miei.

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RITUALI PRE-PARTENZA

(Immagine tratta dal sito www.west-info.ee)

(Immagine tratta dal sito www.west-info.ee)

 

Che non pensiate ad estetista e parrucchiere, smalto e massaggi rilassanti. Questa mattina, a poco più di 48 ore dalla partenza, è andata in scena la pulizia del frigorifero. Dal mio punto di vista personale uno degli orrori massimi che la vita da casalinga semi-disperata possa importi. S’aveva da fare e si è fatto.

Voltiamo pagina e concentriamoci sulla strategia per la preparazione bagagli, per un intero mese di assenza da casa: anche le valige non sono il mio forte, sarebbe più comodo per me poter trasportare tutto il guardaroba, soprattutto quest’anno in cui la continua altalena tra la T-Shirt e l’impermeabile mi ha provocato idee confuse sul clima dell’universo al di fuori della Svizzera, che mi portano a i ritenere indispensabili gli stivali di gomma anche per destinazioni sfacciatamente mediterranee. S’ha da fare e si farà.

Pensavo poco fa che, da quando ci siamo trasferiti a Zurigo, non sono mai stata via da casa un intero mese e mi sembra strana la prospettiva di doverlo fare. Non ho mai fatto parte della pur nutrita schiera di expat che contano settimane, giorni, ore e minuti prima di ogni occasione di rientro in patria, non parliamo poi per le vacanze estive, programmate sfruttando tutti i secondi disponibili fino all’ultimo treno/aereo per rientrare giusto 5 minuti prima della ripresa di scuola o lavoro. Ho altre paranoie, anche parecchie in tutta onestà, ma non quella di pensare di poter star meglio stando lontano da qui il più a lungo possibile. 

Sicuramente ho sempre parecchie paranoie sulla mia comfort-zone a nord delle Alpi, spesso strettamente collegate alla gestione di una lingua bislacca con cui continuo a faticare a scendere a patti. Va sicuramente meglio di prima, ma non ancora abbastanza. Ho paranoie sull’oscillazione perpetua tra una sconfinata ammirazione per ciò che un buco di nazione circondata da giganti è riuscita a costruire, anche grazie all’ipertrofico orgoglio delle due origini, e la sfacciata antipatia che spesso provo per alcuni suoi atteggiamenti naive.

Ho meno paranoie sul fatto di essere molto consapevole che io e la mia famiglia, indipendentemente dal tempo che trascorreremo tra questi confini, non potremo mai che sentirci profondamente italiani, anche se appartenenti a quella categoria che ha scelto di vivere altrove e che continua a pensare di aver fatto, fino ad ora, la migliore scelta possibile. Convinti, nonostante tutto, che si possa e si debba tentare di ottenere da questa esperienza il meglio di due mondi vicinissimi, ma per tanti aspetti davvero distanti anni luce.

Non so se in queste prossime settimane avrò modo di scrivere. Sarò sicuramente senza pc, solo con un piccolo tablet che non è proprio l’ideale per questo tipo di attività. Può essere un’occasione: stare un po’ in silenzio e dare modo a nuove parole di manifestarsi. Torneremo in agosto, pronti a sostenere il nuovo inizio del piccolo di casa nell’avventura della sua nuova scuola: faremo così esperienza anche del “rovescio della medaglia”, di nuovo fuori dalla comfort-zone e che la forza sia con tutti noi!

 

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CONTO ALLA ROVESCIA

(Immagine tratta dal web)

(Immagine tratta dal web)

 

Siamo quasi agli sgoccioli, di questa stagione finora mancata, agli sgoccioli di un inverno inesistente che alla fine, paradossalmente, è durato troppo a lungo.

Agli sgoccioli di un anno scolastico del piccolo di casa che, dopo le vacanze, comincerà una nuova avventura che lo porterà lontano dalla sua faticosamente raggiunta comfort-zone.

Agli sgoccioli, come diretta conseguenza, di una fase della nostra vita zurighese, durata tre anni volati in un soffio, e all’inizio di una nuova che chissà come andrà e dove ci porterà.

Agli sgoccioli per l’attesa della partenza per le vacanze, che quest’anno saranno lungamente non svizzere, non perché così siano state volutamente pianificate, ma  perché così è capitato nei sempre complessi incastri familiari.

Sono un po’ stanchina, inutile negarlo, com’è costume in questa parte dell’anno. Più di tutto, però, mi manca il sole estivo, la sua luce e l’energia che ne deriva. Speriamo di recuperare strada facendo.

Sto cercando di rallentare un po’ i ritmi, creare un po’ più di spazio intorno a me, e anche nella testa, la cosa di solito più difficile da realizzare. Di stare il più possibile all’aria aperta, anche se il clima di questo periodo non ha affatto aiutato, per ossigenare il più possibile le celluline della materia grigia. E chissà mai che arrivi addirittura il miracolo, materializzandosi nell’acquisto di un paio di scarpe da jogging 😉

 

 

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